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Una Camilla Contemporanea

Arte contemporanea e non solo

Bill Viola e la videoarte.

Padre della videoarte, Bill Viola è un artista che tutti dovrebbero conoscere. La sua arte mette in connessione le due realtà che si intrecciano nei nostri giorni: quella umana da un lato; quella digitale dall’altro.

Bill Viola
Bill Viola

La vita del padre della videoarte.

Classe 1951, Bill Viola nasce a New York ma buona parte della sua formazione avviene nel nostro Paese. Nel 1973, infatti, si laurea in Studi Sperimentali presso l’Università di Siracura per poi trasferirsi a Firenze, dove diventa direttore tecnico di uno dei primi “video art studios” d’Europa. In questi anni, inizia a lavorare per artisti come Nam june Paik e Bruce Nauman.

Il suoi forti interessi per la performance e per il video si tramutano presto in possibilità di esporre i suoi lavori. Un ruolo fondamentale in questo lo ebbe Kira Perov, direttrice artistica della Trobe University di Melbourne nonché futura moglie dell’artista.

Dopo un periodo di residenza in Giappone, le opere di Viola iniziano ad essere esposte in molti musei del suo Paese di origine e l’artista raggiunge la fama, ricevendo premi e riconoscimenti a livello internazionale e continuando a creare un’ ingente quantità di opere nel corso degli anni.

the reflecting pool
Bill Viola. The Reflecting Pool, 1979

Arte fatta di video.

Se la videoarte è diventata una delle forme artistiche più diffuse nei nostri giorni, gran parte del merito spetta sicuramente all’artista americano. Dagli anni ’80, le video-installazioni di Viola sono diventate sempre più grandi, a più canali, iniziando così a coinvolgere tutto lo spazio circostante. In questo modo, lo spettatore si ritrova circondato da immagini e suoni non lineari, proprio come la complessa psiche umana, argomento d’interesse dell’artista sin dai primi esperimenti.

Viola è spesso il protagonista dei suoi video, in cui appare come un vero e proprio performer. Altre volte, i protagonisti sono attori appositamente scritturati e diretti dall’artista come se si trattasse di un set cinematografico.

Per registrare ed editare i suoi video, Viola utilizza le più recenti e avanzate tecnologie digitali. In particolare, le ultime installazioni includono schermi al plasma o LCD. Tra le sue tecniche preferite, c’è quella dello “slow-motion”, ormai vero e proprio tratto distintivo delle sue opere.

Ascension bill viola
Bill Viola, Ascension, 2000

L’incontro tra due realtà.

I temi ricorrenti nei suoi lavori sono quelli della vita, della morte, della rinascita, del destino e del trascendente, narrati tramite immagini e scene legate sia alla tradizione occidentale che a quella orientale. Immancabili, inoltre, i riferimenti alla storia dell’arte e all’iconografia cristiana, come accade in “The Greeting” (1995), palesemente ispirato dalla “Visitazione” del Pontormo, o in “Emergence” (2002), ricco di citazioni delle Pietà dei grandi maestri rinascimentali.

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Bill Viola, The Greeting, 1995

Nelle sue video-installazioni, tuttavia, ciò che maggiormente attira l’attenzione e fa riflettere è la capacità di unire due realtà che apparentemente sembrano opposte ma che, ormai, sono più che connesse, se non addirittura coincidenti: quella umana e quella digitale.

Spesso l’acqua è un elemento ricorrente nelle opere di Viola. Basti pensare ad “Ascension” (2000) o alla serie di ritratti intitolata “The Dreamers” (2013), in cui essa è un elemento separatore tra il mondo della vita e quello della morte. E ancora a “The Raft” (2004), in cui appare come elemento devastante che si riversa sotto forma di getto potente contro gli uomini.

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Bill Viola, The Raft, 2004

Indagare l’umanità attraverso la tecnologia: è questo l’obiettivo del videoartista più famoso al mondo. Quali altri lavori dobbiamo aspettarci come frutto della sua continua ricerca? E, soprattutto: cosa ne pensi dell’incontro di queste due realtà? Sono ormai inscindibili o è ancora possibile tenerle “separate” l’una dall’altra? Se ti va, fammi sapere che ne pensi nel box che trovi nelle mie stories su Instagram.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con il progetto “>connetc_”. Questo il link del sito: https://instanetproject.carrd.co/#project. Segui il progetto anche su Instagram: https://www.instagram.com/instanetproject/.

Luigi Presicce. Esoterismo e tradizione.

Con il suo aspetto da “dandy contemporaneo” e da uomo d’altri tempi, Luigi Presicce è uno degli artisti più interessanti dell’attuale panorama artistico italiano. La sua produzione spazia tra performance, installazioni, video, scultura, pittura e disegno. Se vuoi saperne di più, quest’articolo fa al caso tuo!

luigi presicce foto
Luigi Presicce

Una vita di arte e progetti.

Luigi Presicce, classe 1976, è nato a Porto Cesareo ma oggi vive e lavora a Firenze. Per spiegare al meglio il suo modo di essere, basta dire che, al termine degli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha scelto di non discutere la tesi e di non prendere il diploma per “non rischiare di avere un titolo che mi permettesse di insegnare. Volevo fare l’artista”.

Nel 2007, ha frequentato il Corso Superiore di Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con l’artista Joan Jonas e l’anno successivo ha fondato “Brownmagazine”. Negli anni successivi, ha continuato a dare il via a numerosi progetti tra cui “Archiviazioni”, “Laboratorio” e “Lu Cafausu”. Nel 2017 ha fondato, insieme a Francesco Lauretta, la cosiddetta Scuola di Santa Rosa, una vera e propria scuola di disegno accessibile a tutti grazie a incontri settimanaili in diverse città tra cui Firenze, Milano, Lecce e New York.

Un altro progetto portato avanti dall’artista pugliese è il Simposio di pittura, evento annuale in cui seleziona, sulla base del suo gusto personale, i venti pittori italiani più talentuosi degli ultimi trent’anni. Queste e molte altre cose ha fatto Luigi Presicce, oltre ad esporre in istituzioni culturali nazionmali e internazionali e a vincere premi di un certo livello.

performance luigi presicce
Luigi Presicce, Performance in assenza di spettatori, 2010

Tra origini, sacralità ed esoterismo.

Il primo mezzo espressivo con cui Presicce ha avuto a che fare è la pittura, sin da quando, all’età di quattro anni, dipingeva immagini di scheletri, tombe e cimiteri. Con il trasferimento a Milano nel 1999, l’artista si dedicò alla realizzazione di una serie di dipinti figurativi legati a un immaginario mistico ed esoterico. Il ritratto, tuttavia, sembrerebbe essere il genere prediletto dall’artista, che rappresenta spesso personaggi storici con uno stile tendente alla neofigurazione. Tra le sue fonti di ispirazione ci sono, tra gli altri, i contemporanei colleghi Francesco Clemente e Francesco Lauretta.

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Luigi Presicce, Segantini, 2019

Nel 2005 Presicce decise di abbandonare la pittura e di sperimentale altre forme d’arte, in particolare la performance. Nonostante la varietà di mezzi espressivi utilizzati, però, i temi che l’artista affronta sono sempre gli stessi: cultura e tradizione popolare, iconografia religiosa, immaginario esoterico. La ritualità è uno degli aspetti più cari all’artista. Basta osservare i suoi famosi tableaux vivants come “Annunciazione di Pitagora agli acusmatici” (2010) e “La benedizione dei pavoni” (2011), in cui si chiuse in una gabbia in compagnia di pavoni per ben sei ore.

performance luigi presicce
Luigi Presicce, Annunciazione di Pitagora agli acusmatici, 2010

Stando alle parole dell’artista, le origini dell’interesse per il mondo magico, l’alchimia, esoterismo e simboli massonici sono frutto della sua terra d’origine, il Salento, in cui i rituali e le feste popolari sono molto diffusi e, a quanto pare, si sono stampati nella sua mente da bambino. Tuttavia, l’altro aspetto ricorrente nella sua produzione è l’iconografia sacra, spesso omaggiata in delle performance che omaggiano grandi artisti del passato. Un esempio? La performance “La donazione della cappella” (2010), in cui l’artista regge sul braccio destro una riproduzione della Cappella degli Scrovegni di Padova, capolavoro affrescato da Giotto.

performance luigi presicce
Luigi Presicce, La donazione della Cappella, 2010

Ritorno alla pittura.

Che la pittura e il disegno siano le tecniche preferite di Presicce lo dimostrano i suoi progetti più recenti. Alla particolare tecnica dell’affresco su tessuto delle prime opere pittoriche, l’artista ha sostituito l’olio e, soprattutto, l’acrilico su carta. Per quanto riguarda il disegno, queste le sue parole durante l’intervista per la rivista Artribune (qui il link: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2019/11/intervista-pittura-luigi-presicce/):

“Quando non riesco a dipingere, cerco almeno di fare un disegno per avere la coscienza pulita e sentirmi in pace con i posteri. Credo però vivamente che il disegno sia già un’opera; se con la pittura mascheri, con il disegno smascheri.”

Luigi Presicce nell’intervista per Artribune
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Luigi Presicce, Marylin Nera, 2010

La Scuola di Santa Rosa, uno dei progetti più recenti dell’artista salentino, è una libera scuola di disegno. Libera perché chiunque può partecipare ai suoi incontri, non per forza dipingendo ma anche solo osservando, leggendo o passando il tempo in altri modi. Tutto ebbe inizio un materdì di ottobre del 2017, quando Presicce chiamò il collega Francesco Lauretta per disegnare all’aria aperta lungo il Lungarno.

Oggi, chiunque sceglie di partecipare dipingendo lo fa all’aria aperta, “en plen air”, proprio come un vero impressionista. Gli incontri si svolgono nel Santa Rosa Bistrot, sul Lungarno ma sono stati organizzati anche in altre città, tra cui New York! Per essere sempre aggiornati su tale progetto, basta seguire il profilo personale dell’artista e quello della scuola. Qui i link: https://www.instagram.com/luigiantoniopresicce/; https://www.instagram.com/scuoladisantarosa/. Un Salon dei rifugiati della nostra epoca? Solo il tempo potrà dircelo.

Francesco Vezzoli. Citazioni e sentimenti

Se sei un amante del cinema e della televisione, non puoi non conoscere Francesco Vezzoli. Tra gli artisti italiani più famosi a livello mondiale, Vezzoli crea un’arte delle citazioni e dei riferimenti, dando forma ai sentimenti.

Francesco Vezzoli

Una vita di successo

Classe 1971, Francesco Vezzoli è nato a Brescia. Tra il 1992 e il 1995 ha studiato presso la Central St. Martin’s School of Art di Londra e, oggi, vive e lavora a Milano.

Tra le istituzioni culturali in cui ha esposto ci sono il New Museum of Contemporary Art di New York, la Tate Modern di Londra, il Gugghenheim Museum di New York, il MOCA di Los Angeles, Fondazione Prada di Milano, Castello di Rivoli e molte altre ancora. L’artista, inoltre, ha partecipato per ben tre volte alla Biennale di Venezia (2001, 2005 e 2007), rappresentando il nostro Paese.

Tra le collaborazioni più recenti, è impossibile non ricordare quella con la star della musica pop Lady Gaga, che si è esibita a fianco dell’artista italiano per l’esecuzioe di una performance ispirata da Jonas Åkerlund presso il Moca di Los Angeles.

Francesco Vezzoli e Lady Gaga, Ballets Russes. Italian Style (The Shortest Musical You Will Never See Again), MOCA, Los Angeles, 2009

Tra videoarte e uncinetto

Riconoscere un’opera di Francesco Vezzoli non è molto difficile. Se i protagonisti sono delle star del cinema e della televisione, possiamo essere quasi certi che sopra ci sia la firma dell’artista bresciano! La ricerca di Vezzoli, infatti, altro non è che un omaggio al mondo del grande e del piccolo schermo. Tuttavia, ciò che più gli interessa e che emerge chiaramente dalle sue opere sono i meccanismi dello star-system e i sentimenti dei personaggi che decide di omaggiare.

Francesco Vezzoli, Cassandra Crying, 2016

Nelle sue opere appaiono citazioni di scene di film e serie tv, personaggi famosi che sono diventati delle vere e proprie “icone pop” della nostra cultura, sia nazionale che mondiale. Non solo attori, ma anche grandi registi come, tra i tanti, Luchino Visconti e Pierpaolo Pasolini. Le citazioni, tuttavia, non si limitano al settore cinematografico e televisivo ma sono tratte anche dalla storia dell’arte, dalla moda e dalla politica.

Francesco vezzoli, Crying portrait of Claudia Schiffer as a Renaissance Madonna with Holy Child (after Bellini), 2010

Tra le tecniche esecutive più utilizzate dall’artista c’è quella del ricamo, un’ occupazione che, secondo l’artista, rappresenta uno degli aspetti più umani e personali dell’individuo. Tuttavia, il principale mezzo con cui egli comunica è il video. Le due tecniche, però, talvolta si uniscono in opere come “An Embroidered Trilogy (Trilogia del Ricamo)” (1997-1999), composta da tre video dedicati a personaggi noti del mondo del cinema e della cultura con una forte passione per il ricamo.

Tra le altre video-opere dell’artista, è impossibile non citare “Democracy” (2007), in cui Sharon Stone e Bernard Henry Levi appaiono nei panni di due ipotetici candidati alle elezioni presindenziali statunitensi. Molto suggestivo anche “Greed” (2009), video girato da Roman Polanski e consistente in una campagna promozionale di una marca di profumo inesistente e inventata dall’artista.

Francesco Vezzoli, Greed, The New Fragrance by Francesco Vezzoli, 2009

Love Stories. Un progetto tutto “social”

Vezzoli è, senza ombra di dubbio, un artista molto attivo. Oltre a video e performance, ha realizzato anche sculture ispirate dal mondo classico. Senza dimenticare i dipinti di Madonne con Bambino nelle fattezze di top-model degli anni ’90, come Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Tra le creazioni più recenti ci sono copertine di riviste importanti, come quella del sesto numero di “Numéro Art”, in cui compare il cantante Mahmood davanti al ritratto di Robert de Montesquiou realizzato da Giovanni Boldini e modificato da Vezzoli con l’aggiunta delle lacrime, elemento simbolico ricorrente nella sua produzione.

Francesco Vezzoli, Cover di “Numéro Art”, 2020

Tra gli ultimi progetti realizzati dall’artista, infine, ce n’è uno che potremmo definire “social” poiché è stato realizzato sul profilo Instagram della Fondazione Prada. Si intitola “Love Stories” e consiste in un’esperienza di 24 ore. Un sondaggio sui sentimenti delle persone, una riflessione sul nuovo modo di interagire nell’era digitale in cui l’opera d’arte finale è composta dalle interazioni degli utenti. Qui, il link dell’intervista che l’artista a rilasciato ad Artribune: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2020/05/love-stories-francesco-vezzoli-instagram-fondazione-prada/.

Francesco Vezzoli, Love Stories, 2020

In pratica, si è trattato di una serie di stories in cui sono comparsi personaggi del mondo dello spettacolo con annesso sondaggio tramite il quale l’utente ha avuto liberà di scelta. Queste stories, le puoi trovare in evidenza sulla pagina Instagram di Fondazione Prada: https://www.instagram.com/fondazioneprada/?hl=it. Insomma, Vezzoli sembrerebbe aggiudicarsi un posto di rilievo nella lista degli artisti italiani più influenti del momento. Cosa ne pensi delle sue opere? Scrivilo sotto il mio ultimo post Instagram!

Sissi. Tra arte e anatomia

Se vi capita di imbattervi in sculture e installazioni realizzate con i materiali più disparati, probabilmente vi trovate di fronte a un’opera di Sissi. Tra le artiste italiane più influenti a livello internazionale, la sua arte è una ricerca sul corpo umano e sul suo rapporto con l’esterno. Se vuoi saperne di più, questo articolo fa al caso tuo!

Sissi

Riflessioni sul corpo

Sissi, pseudonimo di Daniela Olivieri, è nata a Bologna nel 1977 e, insieme a lei, anche la vocazione artistica. Dopo essersi laureata preso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2001, ha frequentato un corso in arti visive presso la Fondazione Antonio Ratti di Como. Successivamente, ha iniziato a sperimentare avvalendosi dell’uso di vari linguaggi di comunicazione: performance, installazione, fotografia, disegno, scultura e diario.

Nonostante la carriera da artista a tutto tondo, la Olivieri è anche una docente. Dal 2009 al 2018, ha insegnanto tecnica della performance presso L’Accademia di Belle Arti di Bologna e, dal 2019, insegna all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Tra le città in cui ha risieduto ci sono, oltre a Bologna, Perugia, Roma, Graz e Tokyo. Oggi l’artista lavora tra la città natale e Londra, residenza di molti altri colleghi italiani. Tra i ruoli ricoperti per importanti collaborazioni, l’artista vanta quello di art director di Furla nel 2012.

Sissi per Furla

Un’arte anatomica e organica

Nonostante la diversità delle tecniche artistiche utilizzate, il protagonista indiscusso delle opere di Sissi è il corpo umano. La ricerca dell’artista bolognese è, in realtà, una ricerca quasi più anatomica che artistica. L’origine di tale interesse risale alla sua tesi si laurea, dal titolo “Anatomia Parallela”. A tale riguardo, l’artista afferma:

Tutti i miei lavori degli ultimi 15 anni, performance, sculture e disegni, riflessioni e fotografie non sono altro che la ricostruzione di questo corpo studiato direttamente.

Sissi, intervista su Artext, 2011
Sissi, Autoritratto con Specchio, 2010

Questa indagine quasi scientifica sul corpo è condotta tramite il lavoro manuale, che porta alla realizzazione di opere che riproducono parti del corpo e oggetti organici fatti di tessuti, corde, ceramica e molto altro ancora. E non solo, considerando che una delle forme artistiche preferite dell’artista è quella del diario!

Sissi, Germogli Ossei, 2016-2019

Indossare l’arte

La parte più originale e unica della ricerca sul corpo umano portata avanti dall’artista, tuttavia, è legata all’abito. Molte delle sue opere, infatti, altro non sono che abiti creati artigianalmente. Definirli come semplici vestiti, tuttavia, è riduttivo perché si tratta comunque di vere e proprio opere d’arte. Come afferma Ludovico Pratesi, l’abito di Sissi è “estensione artificiale del proprio corpo, che si dilata fino a occupare lo spazio che lo circonda”.

L’abito è l’unica cosa che rimane dopo le performance eseguite dall’artista: è un resto, un ricordo dell’azione appena compiuta, una specie di bozzolo. Ciò accade già nella prima performance della sua carriera, “Daniela ha perso il treno” (1999), in cui indossava una gonna fatta di copertoni che le impediva di salire sul treno.

Sissi, Daniela ha perso il treno, 1999

In “Si è più nudi vestiti” (2010), eseguita presso la Galleria Farnese di Roma, l’artista arriva perfino a mostrarsi all’interno del suo guardaroba, circondata da vestiti, scatole, accessori, fotografie e oggetti vari realizzati con materiali di recupero, in una posizione quasi fetale. Un’immagine di forte impatto, dalla quale si palesa in modo chiaro la sua poetica.

Sissi, Si è più nudi vestiti, 2010

Per celebrare i 20 anni di attività, dal 21 gennaio al 19 aprile 2020, si è tenuta la mostra “Vestimenti” in occasione di Arte Fiera, presso Palazzo Bentivoglio a Bologna. Potete trovare le informazioni sul catalogo, a cura di Antonio Grulli, sul sito di Palazzo Bentivoglio. Ecco il link! https://palazzobentivoglio.org/sissi-vestimenti-il-libro/.

Per rimanere sempre aggiornati sull’attività dell’artista bolognese, inoltre, vi consiglio di seguire il suo profilo Instagram: https://www.instagram.com/iosissi/. Ti è piaciuto questo articolo? Scrivimelo nei commenti qui sotto o, in alternativa, sotto l’ultimo post pubblicato sul mio profilo Instagram!

Patrizio Di Massimo. La figurazione oggi

Nonostante la varietà di espressioni artistiche del nostro secolo, la figurazione esiste ancora. E, proprio nel nostro Paese, è nato uno dei più noti pittori figurativi della nostra epoca. Il suo nome è Patrizio di Massimo. Se vuoi conoscerlo, questo articolo fa al caso tuo!

patrizio di massimo
Patrizio Di Massimo

Una vocazione innata

Classe 1983, nato a Jesi (AN), Patrizio Di Massimo oggi vive e lavora a Londra. L’artista ama condividere momenti della sua quotidianità sul suo profilo Instagram, in cui il soggetto principale delle sue foto, oltre alle opere, è la sua famiglia. Ecco il link del profilo! https://www.instagram.com/patdimass.

La pittura è sempre stata la sua forma d’arte preferita da quando i genitori, da adolescente, lo accompagnavano a Roma a visitare i grandi capolavori del passato. Ciononostante, dopo il liceo, decise di accantonare la sua passione e si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso il Politecnico di Milano, dedicandosi all’arte nel tempo libero.

Tale scelta non durò per molto. Dopo pochi mesi, infatti, l’artista interruppe gli studi e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Macerata e, successivamente, all’Accademia di Brera a Milano, dove studiò con il noto professore Alberto Garutti. Eppure, tra un viaggio e l’altro in giro per il mondo, Di Massimo non esordì come pittore. Le sue prime opere, infatti, sono performance, installazioni e video in cui emergono temi quali la storia coloniale italiana e l’orientalismo. Tra queste, ad esempio, la performance “Pelo & Contropelo” (2008), che ricostruisce la vita di Pino Pascali, e “Untitled (Thoroughbred) del 2010: un uomo che cavalca un cavallo bianco fino a una statua equestre.

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Patrizio Di Massimo, Untitled (Thoroughbed), 2010

Una pittura classica

La svolta della sua carriera si verifica ad Amsterdam, mentre l’artista alloggiava nella residenza del De Atelier. Di Massimo torna a sperimentare tecniche pittoriche, dipingendo con colori acrilici e pastelli. I temi delle tele, tuttavia, sono gli stessi delle prime opere fino al 2014 circa, quando inizia ad ampliare il bagaglio delle tematiche. Appartengono a questo periodo i quadri e gli oggetti (come cuscini) rappresentanti soggetti “cosmici” e quasi metafisici, surrealisti.

Patrizio Di Massimo, Cosmic Joke, 2014

Col passare del tempo, quella di Patrizio Di Massimo diventa una pittura classica nel senso che, osservando le sue tele, notiamo subito uno stile ispirato all’arte antica (classica, appunto), moderna e contemporanea. Impossibile non notare una forte ispirazione proveniente dalla corrente del Realismo Magico e dalla Nuova Oggettività, in particolare a pittori come Felice Casorati. E poi ci sono Bronzino, Alberto Savinio, Giorgio De Chirico, Füssli, Goya, Otto Dix, Georg Grosz, Schad, Balthus, Klossowski, Malevich, Picabia ma anche un po’ di David Hockney e molti altri ancora.

Patrizio Di Massimo, Bauhau, 2019

Decine di riferimenti alla pittura del passato. Eppure, i dipinti di Patrizio Di Massimo sono di una contemporaneità assoluta. Le iconografie classiche vengono proiettate nel nostro tempo e intrise di ulteriori temi come quello della domesticità, dell’erotismo e dell’ironia. Sia ritratti, come quelli dei suoi amici del mondo dell’arte che lottano corpo a corpo, che autoritratti, spesso insieme a Nicoletta, sua compagna di vita.

patrizio di massimo the roman kiss
Patrizio Di Massimo, The Roman Kiss, 2017

Contemporaneità in tutti i sensi

In realtà, a rendere il tutto estremamente contemporaneo, oltre ai soggetti, è l’abbigliamento dei personaggi, i quali indossano vestiti di marchi della nostra epoca: dalle firme dei grandi stilisti ai capi meno costosi. Il tutto abbellito da una serie di dettagli minuziosi di oggetti quotidiani, quasi “alla fiamminga” e che potrebbero ricordare i dipinti tipici del gotico internazionale.

patrizio di massimo self-portrait
Patrizio Di Massimo, Self-Portrait with Boots, 2019

Tuttavia il dettaglio, nell’arte di Patrizio Di massimo, non è un aspetto secondario ma, spesso, riveste il ruolo di protagonista. Questo accade, ad esempio, nelle sue installazioni, in cui compaiono oggetti d’arredamento ingranditi al punto tale da raggiungere dimensioni grandiose.

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Patrizio Di Massimo, “Are, Ere, Ire”, 2014

L’abbigliamento, invece, gioca un ruolo fondamentale anche nel pittore stesso, che nelle fotografie che lo ritraggono vediamo spesso indossare outfit particolari come completi dai colori sgargianti e fantasie animalier, mocassini e calzini colorati o, addirittura, a piedi nudi, proprio come in molti dei suoi dipinti.

Un po’ barocco, un po’ kitsch, un po’ grottesco. Tutti questi elementi sembrano mescolati in un mix perfetto all’interno delle opere dell’artista, in cui la tradizione si confronta con la contemporaneità. Chissà cos’altro verrà fuori dalla testa e dalle mani dell’artista figurativo più interessante del momento.

Nico Vascellari. Un artista a tutto tondo

Basterebbe dire che Marina Abramović è una sua fan per comprendere il talento di Nico Vascellari, artista italiano riconosciuto come uno dei più grandi performer a livello internazionale. Se vuoi conoscerlo meglio, questo articolo fa al caso tuo!

Nico Vascellari

Tra la musica e l’arte

Nato a Vittorio Veneto (TV) nel 1976, Nico Vascellari è stato, innanzitutto, un musicista per poi, solo successivamente, dedicarsi ad altre forme d’arte e combinarle tra loro. Ciò spiega come mai le sue siano delle vere e proprie performance musicali. Dopo essere stato il vocalist della band punk rock “With Love”, Vascellari ha iniziato a sperimentare sempre di più, unendo due mondi che aveva sempre considerato come scissi, distanti tra loro.

Ad avere una sorta di ruolo di iniziazione a questo nuovo modo di “fare arte”, fu la performance “Nico and The Vascellaris” del 2005, che non solo gli fece vincere il Primo Premio Internazionale della Performance, ma gli fece persino guadagnare la stima della regina della performance, presidente della giuria del concorso: Marina Abramović! Il nome dell’opera fa subito pensare al titolo del famoso album della band di Lou Reed, “The Velvet Underground & Nico” e ne è direttamente ispirato. Protagonisti, sia in fase di registrazione del brano, che in fase di esibizione dal vivo, i membri della famiglia.

Nico Vascellari, “Nico & The Vascellaris”, 2005, © OKNOstudio

Da quel momento, la performance è diventata la forma d’arte principale della produzione dell’artista. Scrive Ludovico Pratesi a riguardo:

Il principale nucleo di lavori è legato alle performance musicali, che vedono l’artista esibirsi in contesti urbani e museali, dando vita a situazioni collettive di matrice underground o ad happening in contesti artisti, che riprendonola primordialità di maestri come Joseph Beuys o Bruce Nauman […]

Ludovico Pratesi, New Italian Art. L’arte contemporanea nelle ultime generazioni.

Tante sono le performance di vascellari. E tutte accomunate da una sensazione specifica, provata sia dallo spettatore che dall’artista: il disagio. Basti pensare alla recentissima “DOOU” (2020), che ha inaugurato l’apertura del canale Youtube di Coda Lunga, lo studio che l’artista ha aperto nel 2005 nella città natale. Ben 24 ore in cui il performer non ha fatto altro che ripetere la frase “I Trusted You” sopra a una base musicale. Qui il link del canale: https://www.youtube.com/channel/UCxtWtVVticXD_RBoyjP-k4g.

Nico Vascellari, DOOU, 2020, Courtesy Codalunga

Non solo performance

Vascellari, tuttavia, non è solo un performer ma ha realizzato sculture, installazioni e video-installazioni, a volte combinando le forme d’arte. Questo succede, per esempio, in “I hear a Shadow” (2009-2010), opera in cui l’artista si esibisce davanti al calco di una grande roccia di bronzo in una sorta di rituale, sempre sulla base di un sottofondo musicale.

Nico Vascellari, “I Hear a Shadow”, 2009-2010

Non manca poi il tema del rapporto tra moda e mass media, esplicito nei collage di riviste patinate modificate da processi particolari. La sensazione di disagio, invece, emerge anche dai video, in cui le immagini non sono mai chiare e le riprese volutamente “mosse”. Anche le video-installazioni, proprio come le performance, implicano una partecipazione emotiva del pubblico molto forte.

Un esempio di opera scultorea realizzata dall’eclettico artista, invece, è la serie dei “Nidi”: nidi di uccello scomposti in tanti elementi disposti su pannelli in legno che, a loro volta, vengono conservati in bacheche che, come nota Pratesi, ricordano le teche dei musei di scienze naturali. Nonostante tutto, però, l’indole da musicista non è mai svanito e lo ha portato a fondare una nuova band nel 2012, i “Ninos du Brasil”.

Nico Vascellari, serie “Nidi”, 2009-2010

Senza dimenticare che le famosissime t-shirt con le scritte-anagramma “Dream-Merda” e “Resist-Sister” (indossate dai più influenti vip del nostro Paese nelle loro foto instagram che, probabilmente, avreste visto spesso) sono un’idea dell’artista trevigiano!

Disagio, origini, natura, suono, corporeità. Queste sono solo alcune della parole che potrebbero spiegare le sue opere. Insomma, è davvero difficile riassumere l’attività artistica di Nico Vascellari in poche righe. Tuttavia, se vuoi seguire ogni singolo aggiornamento sul suo conto, ti consiglio di sbirciare il suo profilo Instagram, dove l’artista è particolarmente attivo! Questo il link: https://www.instagram.com/nicovascellari/?hl=it.

Sandro Sansoni tra figurazione e spiritualità

Quello di Sandro Sansoni non è un nome conosciuto dalla maggior parte delle persone, salvo da qualche critico d’arte e alcuni abitanti di Ascoli Piceno, sua città natale. Eppure si tratta di un artista dotato di grande talento. Volete conoscerlo? Questo articolo fa al caso vostro!

Una vita tra creazione e insegnamento

Sandro Sansoni (1953-2014) è stato un artista a tutto tondo: pittore, scultore, incisore e disegnatore. La sua indole “solitaria”, che non lo ha portato a condurre una vita mondana, potrebbe contribuire a spiegare perché non abbia mai raggiunto livelli di fama come altri suoi colleghi contemporanei.

Il suo percorso di studi iniziò a Bologna, dove frequentò il liceo artistico e, successivamente, l’Accademia di Belle Arti e proseguì a Macerata, dove decise di prendere una seconda laurea in pittura sempre all’Accademia di Belle Arti. Successivamente, la sua vita oscillò tra la professione dell’artista e quella di insegnante di disegno dal vero presso l’Istituto d’arte Osvaldo Licini di Ascoli Piceno e il liceo artistico Edgardo Mannucci di Ancona.

Autoritratto Sandro Sansoni

Opere d’arte spirituali

Per descrivere le sue opere, non c’è niente di meglio delle parole dell’artista:

Realizzo con simboli gli stati d’animo, il mondo affettivo, i dubbi, i problemi evolutivi che in me affiorano. Penso che nella vita di ogni forma, ogni colore, ogni espressione siano stimolo di un momento creativo e il simbolo diviene, per me, non cultura ma traduzione e mezzo; espressivo di per se stesso come se ognuno ne avesse nel profondo la chiave sicura.

Sandro Sansoni

E ancora:

…quello che provo dipingo, i miei sogni, le mie sensazioni, il mio mondo, cerco di conoscere tramite la pittura. A volte ho insegnato a me stesso scoprendo cose di me attraverso la mia pittura. Mi piacciono più le cose armoniose, la ricerca di un messaggio che voglio cercare nella natura…

Sembrano parole uscite dalla bocca di chi dipinge quadri astratti, di chi si occupa di una pittura fatta di forme non riconoscibili ma intrise di significati simbolici, di “un Kandinskij”, per intenderci. Tuttavia, nessuna opera astratta è mai venuta al mondo dalla mano dell’artista ascolano. Le sue opere sono tele, sculture e incisioni figurative, ma che emanano un forte senso di spiritualità.

unione tra spirito e anima
Sandro Sansoni, L’unione tra Spirito e Anima, olio su tela, 1999

Una figurazione cosmica

Come ha scritto Stefano Papetti, direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, in occasione della mostra “Sandro Sansoni. Dal Microcosmo al Macrocosmo. Percezioni dell’Indicibile”, tenutasi presso la Sala Cola dell’Amatrice del capoluogo marchigiano dal 15 Giugno al 14 Luglio 2019: “A ben vedere, tanto nel campo della scultura che in quello della pittura, Sansoni ha fatto tesoro della lezione degli antichi maestri”. Basta osservare le sue opere, infatti, per notare subito che i suoi riferimenti non si fermano al mondo classico, a quello egiziano e al Rinascimento, ma arrivano al XX secolo: Rodin, Canova, Rossetti, Manzù, Amigoni, Dalì…

verso l'isola dei beati
Sandro Sansoni, Verso l’isola dei Beati, olio su tela, 1984

I soggetti delle sue opere sono uomini, donne e paesaggi che si trovano in una specie di universo parallelo, in un micro/macrocosmo, appunto. Osservando i suoi dipinti a olio su tela, è impossibile non notare il contrasto tra colori caldi e freddi della tavolozza: i gialli, i rossi e gli arancioni convivono con i blu, i verdi e il nero senza “entrare in conflitto” ma, piuttosto, creando una perfetta armonia.

La natura come protagonista

La spiritualità si percepisce sia nei quadri e nei disegni a soggetti mitologico che in quelli a soggetto religioso (molti dei quali si possono ammirare in luoghi pubblici religiosi) e l’ambientazione delle scene è sempre la stessa: la natura, presente sotto forma di tutti e quattro i suoi elementi (terra, aria, acqua e fuoco). Uomo e natura, dunque; un binomio ricorrente nella storia dell’arte ma che l’artista ascolano presenta in modo del tutto singolare, in atmosfere molto diverse da quelle reali.

A volte, invece, è la natura ad essere protagonista, come accade nei paesaggi. Gli esseri umani tornano anche nelle sculture che fanno quasi pensare alle mani di un artista dell’antica Grecia. La verità, dunque, è che Sandro Sansoni è stato un artista dotato di grande talento e sensibilità, che ha tratto spunto dalla tradizione per reinterpretarla in modo unico e inimitabile.

sibilla
Sandro Sansoni, Sibilla, acquaforte, 1981
catarsi
Sandro Sansoni, Catarsi: la roccia, la donna e l’angelo
albero

Se vuoi vedere altre opere dell’artista e leggere altre informazioni, ecco il link del sito a lui dedicato: http://sandrosansoni.it/Xbio.htm. Nel mio profilo Instagram, invece, puoi vedere qualche scatto della mostra di cui sopra.

Nel fantastico mondo di Osvaldo Licini

Il pittore degli “Angeli Ribelli” e delle “Amalassunte”, nonché artefice delle opere che, negli ultimi anni, possiamo ammirare proiettate sullo sfondo dello studio Rai in cui va in onda “Che tempo che fa”, trasmissione della domenica sera condotta da Fabio Fazio. Ma chi è Osvaldo Licini e cos’altro ha fatto nella sua vita? Cosa sono gli angeli ribelli? Scopriamolo insieme in questo articolo!

Tra il piccolo paese a la grande città

Tra gli artisti più influenti della storia dell’arte del nostro Paese c’è Osvaldo Licini (1894-1958). Marchigiano di nascita (proprio come la sottoscritta), per la precisione nato a Monte Vidon Corrado, in provincia di Fermo, ha viaggiato per il mondo come tanti suoi colleghi contemporanei. Le Marche, regione di meravigliosi paesaggi, rimarranno nella sua memoria fino alla morte, avvenuta nello stesso paese di nascita.

Paesaggio di Osvaldo Licini
Osvaldo Licini, Paesaggio, 1924

Trascorse l’infanzia in compagnia del nonno Filippo mentre i genitori si erano trasferiti a Parigi per lavoro. Studiò presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove conobbe, tra gli altri, il pittore Giorgio Morandi e, successivamente, proseguì gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Si arruolò durante la guerra, ferendosi a una gamba, diventò papà e, nel 1917, partì per Parigi, capitale della cultura artistica dell’epoca. Da quel momento, si mosse tra la Francia e l’Italia e partecipò a molte mostre nazionali e internazionali. Senza tirarla troppo per le lunghe, condusse una vita da vero artista!

Angeli ribelli in mondi fantastici

La sua produzione pittorica è vastissima e varia tra paesaggi, dipinti astratti e figurativi. Tra questi ultimi, troviamo i famosi “Angeli Ribelli”, come questo qui sotto, conservato ed esposto presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Ascoli Piceno, a lui dedicata. Qui, il link della galleria: https://www.ascolimusei.it/siti-museali/galleria-darte-contemporanea-o-licini/

angelo ribelle su fondo rosso
Anglo Osvaldo Licini, Angelo Ribelle su fondo rosso, 1946

«Tutti gli angeli ribelli / guardano a te anima mia / a te bella signora silenziosa / A te bella signora quanto mai cara quanto mai fedele / che da lontani astri scivolando / qui sei bene venuta ad abitare senza timore / di umiliarti, nuda come la rosa / nella capanna del mio perduto cuore, per associar la tua sorte al mio destino. / Quale destino, tu sai, noi che da anni…»

Osvaldo Licini

Con queste parole, Licini si riferisce alla serie di dipinti realizzati a partire dagli anni ’40. Gli angeli ribelli, tuttavia, non sono solo i protagonisti delle sue ultime opere. Anche il pittore è un angelo ribelle, come scrive egli stesso all’amico Corrado Levi:

“adesso, io, me ne vado un po’ svolazzando per conto mio, nei cieli della fantasia: ribelle, con la coda, insomma, e qualche volta mi diverto a morderla, questa coda!”

Quanta poesia in queste parole! Ma, parlando più chiaramente, cosa simboleggiano queste forme bianche che fluttuano in sfondi dai colori accesi? Sono angeli che, proprio come Lucifero, si sono ribellati a Dio. Ma la cosa che colpisce maggiormente è che non sono rappresentati come demoni inquietanti e spaventosi. Sono figure dall’aria rassicurante, pacata, serena.

Il soggetto dell’angelo ribelle lo troviamo, insieme a quello dell’amalasunta, nelle opere realizzate tra gli anni ’40 e ’50. Si tratta di un “figurativismo fantastico”, che sembrerebbe essere una sorta di “soluzione” alla sua ricerca negli anni. Mi spiego meglio: il fatto che si tratti delle ultime serie di opere, ci fa supporre che Licini “non ne aveva mai abbastanza”. Opere figurative, le ha fatte; opere astratte, pure. Cosa fare ancora? Rappresentare un mondo fantastico ma, allo stesso tempo, dal sapore religioso: non sono forse gli angeli delle figure religiose? Allo stesso modo, fantastica è anche quella che il pittore chiama, con un nome apparentemente dispregiativo, “Amalassunta”, riferendosi alla luna, fedele amica dell’uomo.

amalassunta
Osvaldo Licini, Amalassunta su fondo blu, 1955

Al di là di ogni interpretazione personale, quello che è certo è che Licini era un poeta, non solo sulla carta ma anche sulla tela. Tu lo faresti un viaggio nel suo mondo immaginario? Comunque, se ti interessano le opere del pittore marchigiano, a breve verrà inaugurata la mostra “La regione delle madri. I paesaggi di Osvaldo Licini” presso il Centro Studi Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado! Ecco il link in cui puoi trovare tutte le informazioni: https://www.corrierenews.it/eventi/la-regione-delle-madri-i-paesaggi-di-osvaldo-licini-apre-a-luglio-a-monte-vidon-corrado-l-arte-piu-forte-del-covid-19

La terza dimensione in pittura


La pittura, come si intuisce facilmente, è una forma d’arte che si realizza su due dimensioni spaziali. È un’arte in 2D, se vogliamo dirla in modo più originale! Certo, i supporti su cui il pittore dipinge (tela, tavola, carta, eccetera) sono tridimensionali. Ma la superficie in cui l’artista rappresenta l’immagine è una sola e, di conseguenza, ha due sole dimensioni: l’altezza e la lunghezza. Ma non siamo qui per parlare di geometria e piano cartesiano! In questo articolo (il primo di questo blog), andremo a scoprire l’evoluzione della terza dimensione in pittura, dai primi esperimenti medievali, ai giorni nostri.

Affreschi e tavole in 3D.

Qual è stata la prima innovazione della storia dell’arte che voleva risolvere il problema della rappresentazione della terza dimensione in pittura? Sicuramente, la prospettiva! Chi sia stato l’”inventore” di questa modalità di rappresentazione è difficile da dire però possiamo fare il nome di uno dei più influenti artisti del Medioevo o meglio, il più influente di tutti: Giotto. Nonostante la sua fosse ancora una “prospettiva intuitiva”, cioè non basata su precisi calcoli matematici, Giotto è stato il primo artista della sua epoca a interessarsi alla rappresentazione della profondità, sia tramite la costruzione di strutture architettoniche nelle scene, che grazie alla sovrapposizione dei personaggi, non più allineati come nel passato.

Opera di Giotto in cui il pittore utilizza la prospettiva
Giotto, Presepe di Greccio, Basilica di San Francesco, Assisi, 1295-1299

Tuttavia, è stato il Rinascimento il periodo storico in cui la prospettiva si è sviluppata e perfezionata, soprattutto in Italia. Anzi, potremmo dire che l’uso della prospettiva fosse una prerogativa delle opere degli artisti italiani, se confrontate con quelle dei contemporanei fiamminghi, tanto attenti alla stesura del colore e alla minuzia dei dettagli e meno agli aspetti prospettici.

La scomposizione dei piani.

Bisogna aspettare il XIX secolo per una seconda svolta. Tra i cosiddetti postimpressionisti, Paul Cézanne sembra essere stato quello che, più di tutti, fosse interessato a questo problema. Più che interessato, potremmo dire ossessionato! Mentre Van Gogh, Gauguin e Serat creavano opere bidimensionali e “piatte”, Cézanne sperimentava sui suoi paesaggi, cercando di scomporre i piani sulla tela, meritandosi, in questo modo, il nome di “padre” del cubismo.

Paesaggio di Cézanne con scomposizione dei piani
Paul Cézanne, La Montagna Sainte-Victoire, 1904-1906

Furono proprio i pittori cubisti, infatti, gli eredi della sua ricerca. Picasso, Braque, Gris e gli altri hanno rivoluzionato la storia dell’arte proprio per quelle opere in cui gli oggetti e le persone sono “spezzettati” e presentati in varie angolazioni, sia spaziali che temporali, inizialmente in maniera analitica, successivamente sintetica (cubismo analitico e cubismo sintetico).

La terza dimensione dopo le Avanguardie.

Le avanguardie del XXI secolo si sviluppano sulla base dell’eredità dei post-impressionisti nelle principali città europee. Verso gli anni ’40, però, una delle conseguenze dell’atmosfera post-bellica è  il passaggio di testimone: l’Europa non è più il centro dell’arte. Tale ruolo, ora, spetta agli Stati Uniti, terra di immigrazione dei più grandi artisti europei. Ciononostante, è un “americano d.o.c.” a rivoluzionare la storia dell’arte. Jackson Pollock, nato e cresciuto in America, inserisce la terza dimensione in modo inedito, trasformando la tela in spazio vitale in cui getta il colore mentre vive una sorta di stato di trance.

Drip painting di Jackson Pollock
Jackson Pollock, Convergenza, 1952

Nel nostro Paese, tuttavia, anche Lucio Fontana si da’ da fare e, dopo diverse sperimentazioni, arriva a bucare e a tagliare la tela. Il motivo è sempre lo stesso: rendere la tela tridimensionale. Fontana, però, va oltre: buca e taglia per aprire una nuova dimensione spaziale e temporale. Inutile dire che, da quel momento in poi, l’arte ha preso una piega diversa! Se ti interessa, qui trovi un post sui rivoluzionari “tagli” di Fontana! thttps://www.instagram.com/p/CA0gsHonXmF/?utm_source=ig_web_copy_link

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attesa, 1964

Oggi la distinzione tra forme d’arte non è più netta: la pittura si mescola con la scultura, l’architettura, la performance, l’installazione, la fotografia eccetera. Di conseguenza, la soluzione al problema della rappresentazione della terza dimensione non sembrerebbe più costituire un problema per gli artisti. La curiosità, però, è tanta. Staremo a vedere quali altre sorprese ci riserverà l’arte!